colore scolpito
Opere in marmo nate dalla collaborazione
con Salvatore Fiume
 

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Critica

Lizzio e Fiume
"Ho sempre creduto che nulla avvenga per caso. Facciamo parte di un disegno e muoviamo i nostri passi con inconsapevole fermezza. L’Etna o meglio “ à Muntagna”, così come noi siciliani chiamiamo il vulcano, è l’anello di congiunzione tra di noi. È l’inverno del 1987 e già da qualche mese non scolpisco più a causa di una profonda delusione. Da Catania mio fratello mi chiede la cortesia di recapitare due sacchi di juta pieni di sabbia vulcanica nell’atelier di Salvatore Fiume a Canzo, poco distante dal mio inprovincia di Bergamo. Faccio la consegna di persona e nel cortile incontro Sandro Pina, stampatore e uomo di fiducia, che negli anni diventerà anche per me amico fraterno. La sabbia nera serve per dare “colore vero” alle opere di ceramica trattate con smalti e ossidi, così entro nel laboratorio. Nel salire le scale una figura rotonda e paciosa mi tende la mano per accogliermi: Salvatore Fiume. Attraversiamo insieme gli spazi straordinari e altrimenti inaccessibili dell’antica filanda, nella quale da tempo ha fissato la sua dimora. Infine mi fa accomodare nel salotto dove riceve il mondo e mi investe di mille domande. La curiosità del maestro per le mie parole mi sorprende e le sue maniere mi restituiscono il sapore della nobiltà siciliana. Vuole sapere del mio lavoro, cosa mi ha portato a lasciare la Sicilia e via via discorrendo mi apro fino alle confidenze più intime. Poi anche lui inizia a raccontarsi. La sua Sicilia, la partenza, gli incontri, l’arte e l’amore. Siamo ora vecchi paesani che si ritrovano dopo anni. Prima di congedarmi chiede alla segretaria di annotare i miei recapiti e sparisce nell’ascensore, verso il sottotetto dove nascono i suoi quadri, le sue sculture, le sue poesie, i suoi racconti. Passano un paio di mesi, poi una voce al telefono: “Buongiorno, Casa Fiume. Le passo il maestro”. “Signor Lizzio, Le piacerebbe essere coinvolto in un mio progetto? Una scultura….”. Non conosceva nulla di me. La decisione che sia io a realizzare le sue opere riaccende il perduto entusiasmo. Una sorgente di acqua fresca nel deserto. Sì, ricomincio a scolpire Non si è mai abituato alle due “z” del mio cognome e alla mia voce assonnata alle sue usuali chiamate delle 5:30 della mattina, ma l’amicizia e la comune passione per l’opera d’arte ci hanno legato per tutti i suoi ultimi dieci anni. Oggi che quasi un quarto di secolo è passato dal giorno in cui ci siamo conosciuti, sento che ciò che realizzo è un omaggio al suo estro, alla sua arte, alla sua severa generosità."
Carmelo Lizzio
 
   
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